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Doriano Marcucci, ultimo allievo di “Basi” Basilio Testella, universalmente riconosciuto il maestro dei maestri.

 

“Come accadono le cose? Che domanda …probabilmente non scoprirò mai perché ma sono quasi certo che le cose che ci accadono noi le attiriamo, nel bene e nel male. Sono sempre in giro e passo la mia vita parlando con chi incontro. Qualche mese fa sono venuto a sapere “ per caso” dell’esistenza di un mastro calzolaio di Montegranaro, un uomo capace di creare scarpe uniche, un artista insomma. Unico indizio che ero riuscito a cogliere era che aveva una bottega dentro le mura. Qualche giorno dopo, passando in quel paese e ricordandomi della “ soffiata”, ho svolto una breve ricerca e poco dopo ho suonato un campanello. Mi ha aperto un “ragazzetto” sulla cinquantina che, dopo essermi presentato e aver spiegato il motivo della mia visita, m’ha detto: “ Sicuro che cerchi proprio me? Sai qui a Montegranaro esistono altri due o tre artigiani bravissimi, non vorrei che tu avessi sbagliato persona.” Al che m’è venuto spontaneamente di rispondere: “ Se sono qui probabilmente la persona che cercavo sei tu.”

Una volta superata la soglia del laboratorio ho avuto l’impressione di aver attraversato uno Stargate; macchinari quasi inesistenti e quei pochi non vecchi, antichi. Banchi da lavoro fine ‘800, arnesi e utensili forgiati a mano, ceppi e banchetti come se ne vedono nei musei dedicati all’antico artigianato e poi, in un angolo, una decina di strumenti musicali. Come si dice…la domanda m’è sorta spontanea: “ Fai il calzolaio o il musicista?”

“ Ahahah…è vero. Chi entra qui per la prima volta rimane spesso un po’ sconcertato dall’arredamento. Diciamo che la musica è stata il mio primo amore, e quello come sai non te lo scordi più; quella delle scarpe è stata la seconda grande passione. Sono le circostanze che mi hanno portato a fare il calzolaio, non era propriamente un sogno giovanile. Ti spigo: ho passato la mia infanzia a Roma e all’età di 17 anni, quando frequentavo l’istituto d’arte, ho conosciuto una ragazzetta che mi “sottraeva” dalle lezioni scolastiche. Un giorno il preside telefonò a mia madre chiedendo informazioni su di me, dato che da un mese più nessuno mi aveva visto a scuola; puoi immaginare il seguito. Papà quel pomeriggio mi fece un aut aut: “ O vai a scuola o ti metti a lavorare!” Il mattino dopo, con le mie cose in una valigia, ero in viaggio per Montegranaro, dove abitavano i miei nonni materni. Qui a Montegranaro cosa vuoi che mi mettessi a fare probabilmente se i miei nonni fossero stati di Montappone avrei fatto cappelli; se di Mogliano avrei lavorato il vimini.”

“ Ahah…come ragionamento non fa una piega, salvo che sei diventato tra i numeri uno di questa arte; racconta un po’!”

“ Ho iniziato come dipendente in un suolificio negli anni ’80. Poi sono passato ad una azienda che produceva accessori e giravo col furgone tutti i giorni. Nel ’90, con un mio cugino, ho aperto una piccola società, un sodalizio che è durato solo due anni, però siamo rimasti in ottimi rapporti, tant’è che nonostante lui sia un ottimo professionista del settore, quando deve acquistare un paio di scarpe viene da me, e pensare che lui è stato il mio primo maestro! Dopo quell’esperienza ho continuato a lavorare da solo come artigiano fino ad arrivare ad un incontro che ha cambiato la mia vita.”

“ Che tipo di incontro, un amore?”

“ In un certo qual senso. Forse tu ti riferivi ad una donna ma il mio incontro è stato con un maestro, un uomo infinito capace di rivoluzionare il mio lavoro e la mia vita: Basilio Testella, in arte Basì.”

“ Deve essere stato un bel personaggio.”

“ Il numero uno! Di quell’uomo ho preso il cuore. E’ stata un’esperienza piena, con situazioni terribili e momenti meravigliosi.”

“ Da quello che dici sembra veramente che tu stia parlando dell’amore che si prova per una donna, però so a cosa ti riferisci, ho avuto anch’io la fortuna di conoscere degli eccezionali.”

“ Non c’è cosa più forte che conoscere un maestro morente! Da mesi, ormai, non stava più bene ed ogni giorno andavo a fargli visita. Sono l’unico allievo che non ha imparato da lui al “banchetto”, mi ha insegnato parlandomi seduto sulla poltrona, trasferendomi tutto il suo sapere in infinite ore di conversazione. Lui di giorno parlava ed io di notte eseguivo i compiti per l’indomani che regolarmente gli mostravo. Rimaneva sempre stupefatto delle mie capacità d’apprendimento e un giorno mi disse: “ Sai Doriano, mi dispiace che m’è rimasto poco tempo per stare insieme.” Basì rimarrà nel ricordo di chi non l’ha conosciuto bene come un mastro burbero, scontroso, poco socievole, ma a me ha donato solo il cuore e un insegnamento sconfinato.”

“ Credo che da lassù sia orgoglioso di te. Sei un maestro quotato in Italia e all’estero, ti chiamano come testimonial della nostra regione negli eventi internazionali, hai “confezionato scarpe” per tante personalità e volendo trascurare tutti gli altri ne vorrei citare solo due: il Presidente Napoletano e Papa Ratzinger. Penso che quando si arriva a questi risultati non ci sia più molto da chiedere.”

“ Quando vado in giro mi chiamano mastro ma io, in tutta sincerità, mi vergogno perché l’unico mastro vero è stato lui: Basilio Testella. Credo solo di essere stato un buon allievo, forse il suo prediletto, e una cosa che ancora mi stupisce quando ci penso è che tutte le sue previsioni si sono avverate. La vita l’aveva scritto questo incontro e tutto ciò che è seguito.”

I suoi lavori sono pezzi unici e descriverli non avrebbe senso, bisogna vederli. Quando stavamo per terminare la nostra conversazione è entrata una signora che ha portato un ciambellotto fatto in casa, al che Doriano ha detto: “ Allora è festa!” Ha preso la chitarra e si è messo a suonare una melodia brasiliana; poi si è esibito in un brano con un trombone a spinta; dopodichè ha percosso delle conga con un ritmo afrocubano e, infine, s’è messo a soffiare dentro un coso lungo un paio di metri, che quando sono tornato a casa sono andato a vedere su un vecchio volume di strumenti e ho scoperto che si chiama Didgeridoo, uno strumento a fiato aborigeno ricavato da una porzione di eucalipto e reso cavo dallo scavo delle termiti. Dopo un’esibizione durata una quindicina di minuti Doriano m’ha guardato e m’ha detto: “ T’è piaciuto?” “ Al dire il vero – gli ho risposto – m’aspettavo anche un pezzo con le nacchere.”

“ Le nacchere?…La prossima volta, la prossima volta.”

Ahahah…sei grande Doriano..e completamente “suonato”. Un abbraccio grosso maestro..e a presto.

 

 

Massimo Pigliapoco “Mamo”

Tratto dal n’1 (2014) di MG Marcheguida

 


 

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