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Home Spettacolo IL TEATRO DELL’AQUILA DI FERMO ACCOGLIE LO SPETTACOLO “VESTIRE GLI IGNUDI” DI...

Lo spettacolo andrà in scena il 4 aprile alle ore 21:00.

La Fondazione del Teatro Luigi Pirandello dà il via alla sua prima produzione in assoluto con la tourneè di “Vestire gli Ignudi” , diretta da Gaetano Aronica in occasione del 150esimo anniversario della nascita del Premio Nobel della Letteratura. La Fondazione è pronta a calcare i palcoscenici più belli d’Italia tra cui il Teatro dell’Aquila di Fermo.

Lo spettacolo sarà interpretato dallo stesso Aronica insieme a Andrea Tidona, Claudia Gusmano, Barbara Capucci, Stefano Trizzino e Fabrizio Milano. Antonia Petrocelli curerà i costumi e Luca Pastore disegno e luci.

“Vestire gli ignudi” è uno spettacolo teatrale scritto da Luigi Pirandello nel 1922 e è considerato ancora oggi attualissimo per le tematiche trattate tra cui la violenza contro le donne e l’importanza e l’ossessione che la società dà al sentirsi apprezzati per dare un senso alla vita. 

Il dramma è la storia di chi sentendosi nudo, di per sé giudicandosi insignificante, si riveste dei panni, fossero pure sporchi e laceri, che gli altri gli fanno indossare.

TRAMA

La protagonista Ersilia, afferma infatti che per tutta la vita si è sentita un nulla: «non ho mai avuto», recita, «la forza di essere qualche cosa» è stata sempre come l’hanno voluta gli altri. Dunque lo spettacolo si concentra sulla la storia di Ersilia che sentendosi niente, per essere qualcosa, accetta di essere quella che gli altri hanno voluto che fosse.Quando era governante in casa del console Grotti, Ersilia si era fidanzata con il tenente di vascello Franco Laspiga che in seguito la lascerà. Il console approfitterà del suo desolato stato d’animo per avere un rapporto sessuale con lei che non si accorgerà che la figlia del console, non più sorvegliata, sale su una sedia e precipita da una terrazza morendo. La madre della bambina scaccerà Ersilia che si ritrova in strada, ossessionata dal rimorso per la morte della bimba, e, quasi per accentuare il ribrezzo che ha di se stessa, si concede al primo passante e successivamente decide d’avvelenarsi. Ricoverata in ospedale, sicura di morire, vuole lasciare di sé un ricordo romantico meno disonorevole della realtà da lei vissuta e racconta di essersi avvelenata perché abbandonata dal suo fidanzato. La sua storia finisce su un giornale suscitando commozione e partecipazione del pubblico alla sua tragedia. Anche il tenente di vascello, che sta per sposarsi, lascia la sua fidanzata, commosso dalla storia della donna abbandonata,e, preso dal rimorso, corre da Ersilia per riparare. Il console stesso, da una parte smentisce quello che raccontano i giornali, ma nello stesso tempo vorrebbe riaverla come amante. Ersilia sconvolta da queste reazioni, non vuol ritornare a vivere con nessuno dei due.

Ma ben presto Laspiga scopre che la giovane è stata l’amante del console e ora l’accusa di essere una prostituta facendole perdere il compatimento di chi provava pietà per lei: ora tutti la giudicano una poco di buono, colpevole della morte di una bambina. Nessuno più crede alla sua romantica storia ed anche Ersilia è stanca di condurre una vita secondo quello che gli altri pensano di lei. Decide quindi di avvelenarsi una seconda volta per rimanere definitivamente nuda nell’anima e senza i vestiti che le hanno cucito addosso gli altri. Dirà rivolgendosi al Laspiga e al console:
«Andate, andatelo a dire, tu a tua moglie, tu alla tua fidanzata, che questa morta – ecco qua – non s’è potuta vestire».  

 

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