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Home Eventi A Servigliano la IV edizione della Notte dell’Anima

Domenica 4 agosto 2019, nella cornice della Piazza di Servigliano si è tenuta la IV edizione della Notte Dell’ Anima, organizzata dall’ associazione culturale Aletheia in collaborazione con l’ amministrazione comunale. La serata, condotta da una brillante Daniela Gurini, vedeva come tema L’ ULTIMO.                  Sul Palco ha esordito Irene Miconi che, non esente da un poco gradevole accento locale, ha ripetuto in lettura il “Discorso all’ Umanità “ tenuto da Charlie Chaplin nella scena finale del suo monumentale capolavoro “ Il Grande Dittatore “ .  Avremmo preferito assistere alla trasmissione originale del brano del film, magistralmente interpretato dal grande attore e regista britannico, capace di infondere a quelle parole penetrante intensità e toccante forza espressiva; la Miconi ha perfino omesso di citare l’ opera cinematografica da cui quel monologo è tratto, congedandosi semplicemente con CHARLIE CHAPLIN.              E poi stata la volta di Andrea Ripani e della sua band I Marinai di Foresta, la cui musica si ispira dichiaratamente all’ opera di Fabrizio De Andrè.                     A seguire il primo super ospite della serata, Il comico scrittore e umorista Giobbe Covatta, impegnato in prima linea con gli ULTIMI dell’ Africa.  Il comico napoletano, rispondendo alle domande della presentatrice, ha intrattenuto gli astanti con un umorismo rustico e scoppiettante, a tratti vernacolare (partenopeo) ben condito a uso e consumo popolare.  Ha parlato della nostra paura del diverso, dell’amore per gli altri, della grande varietà dei popoli africani e delle sue esperienze cinematografiche nel continente.  Ci ha mostrato con orgoglio la scuola costruita e i bambini sorridenti, i suoi successi musicali, con un coro enorme di alunni da lui diretti che hanno intonato all’ unisono “ Libertà è partecipazione “ di Giorgio Gaber (forse sarebbe stato preferibile impiegare quel tempo per trasmettere ai ragazzi informazioni più utili, rimaniamo col beneficio del dubbio).                                                         Peccato che Covatta abbia dimenticato di raccontarci le ragioni del dramma africano, dato che ne siamo in parte responsabili: una fra queste è il flagello di un colonialismo brutale e spietato che ancora oggi sopravvive attraverso le rapaci multinazionali che stanno prosciugando, a uso e consumo dell’ occidente, le immense ricchezze di quella terra. Insomma un Giobbe allegro e rassicurante che di certo non ha turbato e scomodato le nostre coscienze, regalandoci invece, nelle immagini trasmesse a video, ottimismo e bambini sorridenti.                                                                                                                                                     Il secondo intermezzo musicale ha visto esibirsi un bravissimo Lucio Matricardi con il suo gruppo, per poi lasciare il posto al secondo super ospite della serata, il giornalista Andrea Scanzi. Volto noto della TV grazie ad un‘ ampia esposizione mediatica, è ospite frequente dei Talk Show televisivi, Otto e Mezzo della Gruber in primis; eppure vi rinuncerebbe volentieri, come dichiarato sul palco (sorprende l’affermazione data la presenza quasi fissa in televisione e i compensi che le ospitate televisive gli garantiscono, fra i 1.000 e i 1.500 euro per ogni apparizione, al lordo delle tasse ovviamente (fonte il Giornale.it, Libero Quotidiano.it, dagospia.com ). Dal 2011 è penna del Fatto Quotidiano, diretto dal Travaglio nazionale attualmente simpatizzante 5 Stelle.             Scanzi ha realizzato un monologo ad hoc per la serata serviglianese “Servi disobbedienti alla legge del branco “ dimostrando doti di eccellente narratore e divulgatore attraverso un lessico raffinato, sintetico e ben comprensibile, arricchito da un tono di voce affettivo e pacato, senza mai scadere in uno struggente e patetico sentimentalismo.  Il giornalista ha raccontato le storie dei dimenticati: lo sfruttamento sul lavoro e le vittime di un sistema spietato che logora il corpo e l’ anima (la vicenda di Paola Clemente) gli immigrati morti in mare (il ragazzo del Mali annegato nel canale di Sicilia che conservava la pagella ripiegata nel giubbetto) i poveri dietro l’ angolo di cui non vogliamo accorgerci, compreso il lieto fine dell’ americano Doug Seegers, da senzatetto a superstar della musica country.  Scanzi ha voluto così lanciare un messaggio di speranza perché tutti gli ULTIMI, alla fine, dovranno vedersi concessa la possibilità di un riscatto; ci ha raccontato l’ esperienza di chi ha speso una vita affinché gli ULTIMI, questo riscatto, possano un giorno ottenerlo: Vittorio Arrigoni, morto il 15 aprile 2011 a Gaza mentre raccontava il dramma dei palestinesi sotto l’assedio e i bombardamenti Israeliani, Don Andrea Gallo per le strade di Genova con i suoi tossici, derelitti, criminali, prostitute ed emarginati, e Don Lorenzo Milani con l’ esperienza della scuola di Barbiana; per lui gli oppressi erano la sua patria, il suo mondo.  Il giornalista ci ha ricordato che nessuno di noi è immune di fronte alla disgrazia: essa può insidiare chiunque in qualsiasi momento: ognuno di noi potrebbe, dall’ oggi al domani, cadere nel baratro e nell’ inferno dell’ ULTIMO.                                                                    Accade così a Rico, protagonista de IL SOLE DEI MORENTI, capolavoro dello scrittore francese Jean Claude Izzo, pubblicato in Italia nel 2004 per le Edizioni e/o. , che Scanzi ha voluto leggere al termine del suo monologo.   Rico è un libero professionista travolto dal naufragio della sua vita sentimentale. Cercando l’amore, e non ritrovandolo, viene inesorabilmente spinto verso i margini più estremi della società. Perdendo il lavoro e non riuscendo più a rincorrere i ritmi frenetici della sua cerchia, viene abbandonato dalla moglie e dagli amici. Diventa un alcolizzato cronico ed è costretto a vivere per strada. Qui inizierà la seconda parte della sua vita. Nel suo viaggio verso Marsiglia, nell’inseguimento di quello che appare solo come un sogno, ritrovare Léa, l’amore della sua giovinezza. incontrerà altri disperati. Ognuno con la sua storia di emarginazione, diversa e uguale. Ognuno un tentativo diverso di affrontare la nuova vita.                                                                                                                                                                                                                                                L’ auspicio è che di questo spettacolo non rimangano solo parole, pronte ad andare perdute come lacrime nella pioggia. Purtroppo la stragrande maggioranza degli ULTIMI un riscatto non lo troverà mai: immigrati continueranno a morire in mare, lavoratori disperati continueranno a piegare schiena e dignità sotto il giogo dello sfruttamento e del caporalato.   Il dramma immane dell’ Africa va ben oltre una scuola e un coro di studenti sorridenti, i presidi missionari hanno chiaramente dimostrato la loro scarsa efficacia: esistono da decenni ma il problema non è stato né risolto né arginato; l’ essere umano è raramente capace di grande umanità, mentre sa sovente dispensare indifferenza, se non addirittura odio e crudeltà.                                                          Prendiamo atto del fatto che eventi di questo tipo, con un format diverso, debbano essere sostenuti e incoraggiati: sicuramente aggiungendo altri protagonisti sul palco, i veri ULTIMI, perché degli ULTIMI possono davvero parlare e raccontare solo gli ULTIMI; perché in una civiltà che ci propone in quantità irritante banalità insulse, politicanti, buffoni e cialtroni, protagonismo patologico, sovraesposizione televisiva, arrivismo ed egoismo, parlare di ULTIMI, IGNOTI E DIMENTICATI è una scelta coraggiosa e controcorrente.

Testo:  Michele Biancucci, Chiara Virgili.

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