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Home Eventi Biennale Internazionale Umorismo Tolentino: verso la 30a edizione

La Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte celebra la 30° edizione. Per il 2019 ha scelto di interrogarsi su un argomento forte, una parola d’ordine politicamente dirompente e culturalmente dominante: “l’odio.” Il tema del concorso prende di petto un fenomeno sociale emergente: l’anonimato concesso da internet nella ‘piazza globale’ dove tutti si sentono autorizzati a parlare su tutto.

Uomini e donne di ogni estrazione e di ogni professione stanno dando vita a “un popolo nel popolo” e hanno alterato il mondo dei social network in un luogo di odio più che libero scambio delle idee. 

L’universo degli odiatori della Rete degli haters, dei troll, delle shitstorm e del cyberbullismo fa prosperare in maniera esponenziale il seme della violenza verbale.

La forza dell’insulto si autoalimenta e ogni conversazione attiva altri odiatori realizzando quella che viene chiamata echo chamber, l’effetto valanga sulla persona presa di mira.

L’odiatore non ha più ritegno e poco importa se dietro il profilo ingiuriato ci sia un essere umano in carne e ossa, una persona con una vita vera, una famiglia vera, amici veri e una sua reputazione.

Visto il peso crescente dei protagonisti della scena pubblica nella vita quotidiana di ognuno di noi, essere oggetto dell’odio di un gruppo di persone può stroncare la reputazione di un politico e danneggiarne la carriera.

E’ anche vero che dal punto di vista del marketing, l’odio produce partecipazione, ovvero coinvolgimento da parte del pubblico e il famoso “Bene o male purché se ne parli” è una verità sempre valida. L’odio aumenta il tasso di visibilità e influenza la notorietà del personaggio pubblico e paradossalmente a fronte di tot numero di insulti di solito rispondono altrettanti  sostenitori che contribuiscono al dibattito generando comunque successo; addirittura in alcuni casi l’odiato ne esce avvantaggiato.

All’interno di questo circolo vizioso, di questa conversazione ininterrotta e globale, sono state sdoganate le espressioni di odio politico, le offese, gli insulti ossessivi nei confronti di altre persone, le molestie, il bullismo. Che sta succedendo? Anche odiare è diventato un diritto? È mutato il livello di tolleranza e sono cambiati irreversibilmente i toni del confronto pubblico.

Servirebbe una nuova cultura della civiltà che protegga la dignità delle persone che vivono dall’altra parte della tastiera. E solo l’arte umoristica, senza scopo e senza finalità, può calmierare e arginare questa nuova disgrazia del mondo contemporaneo.

Il tema ci costringe a ragionare criticamente sulla cattiveria presente nella società, attraverso l’umorismo che ‘non serve a niente’, che è senza scopo e senza finalità e che, per questo, può giocare con gli stereotipi più inquietanti del mondo contemporaneo. L’umorismo, punto di vista alternativo, esterno e distaccato, riflette sul dilagare della violenza verbale e sulla sua propagazione nell’era tecnologica. La diffusione di Internet ha reso possibile una comunicazione incessante, che si nutre sui blog, sui forum, nelle chat, sui display degli smartphone.

La scadenza per la presentazione delle opere è fissata per il 4 ottobre 2019. Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale.

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