fbpx
Home Sport Calcio …e fosforo

Considerazioni in giardino di un calciatore che allena cuccioli.

Le stagioni non sono più quelle di una volta. Frase trita e ritrita, tanto da diventare un classico nelle situazioni imbarazzanti, nelle quali non si sa cosa dire, e si cerca rifugio nella meteorologia. Che l’estate 2014 abbia un non so che di anomalo, questo è vero, ma non tanto perché i fenomeni atmosferici non abbiamo assecondato le aspettative dei vacanzieri, quanto per il fatto che mi sia seduto, una domenica pomeriggio di luglio, con un amico che stimo molto e parlato di un argomento che solitamente ignoro: il calcio. Il personaggio in questione è Roberto Ricca, calciatore piemontese, naturalizzato marchigiano, per aver giocato diversi anni con la squadra della nostra regione, e per aver sposato una ex ragazza che mi è un po’ parente: Maria Grazia, mia sorella. La sua lunga carriera è iniziata da giovanissimo con la Pro Vercelli e con il Novara. Quando aveva 15 anni entrò nel settore giovanile della Juventus e con questa squadra ha trascorso 5 anni allenato da Manfredi e da Trapattoni, quando Moggi faceva il suo ingresso nel dream team torinese. Nel ’95, una serie ripetuta di infortuni, lo costrinsero ad un lungo periodo di recupero. Nei 12 anni da professionista e 250 partite giocate, ha militato in diverse squadre della nostra penisola, tra cui 2 anni trascorsi con la maceratese in C2, siglando 9 gol da centrocampista. Ha terminato la sua carriera un paio d’anni fa ed ora è lui ad allenare i giovani.


“Qual è la situazione attuale Robè?”


“Che vuoi che ti dica? Sono amareggiato. Tu sai che il calcio è stata tutta la mia vita, ma quello che sta accadendo negli ultimi anni non ha alcun senso. Ora che mi occupo dei giovani, mi rendo conto che il problema va ricercato nelle alte sfere della nostra federazione, dove solo il business impera e dilaga. Di quello sport che ho sempre amato e praticato ormai è rimasto ben poco. Interessi privati di alcuni dirigenti hanno annichilito l’identità di questa pratica sportiva. I tanti bambini che entrano in un campetto di periferia, sono diventati lo strumento da sfruttare per compiacere le tasche di chi sta la vertice, e, ancora peggio, tutto ciò accade con la complicità dei genitori.”


“Spiegami meglio.”


“Quando io ho iniziato, per esempio, e così tutti i miei colleghi, si entrava a far parte di una squadra intorno ai 9/10 anni, e solo dopo esser stati selezionati da esperti, che avevano visto in noi le qualità necessarie alla pratica di questo sport in termini agonistici. Tutti i bambini possono giocare a pallone, ma non tutti possono giocare al calcio. Il calcio è una pratica complessa, che presuppone un’alchimia di ingredienti; con questi ingredienti ci si nasce, altrimenti non c’è allenatore che tenga. Struttura muscolare, coordinazione, sensibilità, timing, visione globale, velocità di pensiero devono essere innati. Inoltre il calcio è uno sport di regole, che bisogna rispettare ed auto-imporsi, altrimenti non si va da nessuna parte. Non crederai mica a quei giornalisti che pur di fare notizia inventano le stramberie più assurde intorno alla vita di certi campioni! La condotta dei professionisti è estremamente seria e, soprattutto, rispettosa delle regole. Mi dici tu come fa un bambino di 5 anni, che sa appena camminare, ad entrare in una squadra e dover dimostrare il suo talento? Ma non è assurdo e pazzesco?”


Ah bè, sappiamo quanto il denaro riesca ad ottenebrare quel poco di razionalità presente nella specie umana. Gente senza scrupoli c’è sempre stata, e non c’è da stupirsi di certe manifestazioni; il problema è che il dio soldo corrompa la mente dei genitori, questo è il vero problema.


“Quale sarebbe la giusta ricetta di Roberto Ricca?”


“Essenzialmente un problema culturale. A parte la figura meschina rimediata dalla nostra nazionale ai recenti campionati del mondo, sai perché la Germania, in tutte le edizioni, ha raggiunto almeno i quarti di finale? Perché loro i giovani li curano! I 30 milioni di euro che la FIFA ha assegnato ai tedeschi per aver vinto il mondiale, sai come vengono impiegati? Per la formazione. I ragazzi in Germani, fino all’età di 10 anni, svolgono attività fisica di carattere generale, e solo dopo quel periodo vengono selezionati per sport specifici, in armonia con le loro attitudini. In Italia tutti i ragazzi devono diventare calciatori: siamo fuori di testa! A volte vengono da me genitori che mi suggeriscono il ruolo da assegnare ai loro figli che alleno. Volendo usare un’espressione elegante direi che rimango sbigottito. La mia ricetta è semplice: fate praticare all’aria aperta ai vostri figli, facendo loro sperimentare diversi tipi di sport, ma non agonistici, solo per il semplice gusto del divertimento. Quando avranno circa 10 anni saranno loro a scegliere, e se un allenatore coscienzioso li reputerà adatti, entreranno in una squadra di calcio, altrimenti faranno altri sport. Non saranno mai né i soldi né i tecnici a formare un campione. O lo si è, o non lo si diventerà mai.”


Vaglielo un po’ a spiegare Robè. Uomini come te sono nati con il pallone nella testa, ma la maggior parte con la testa nel pallone. Ahaha… un abbraccio e un in bocca a lupo per tutto.

 


Massimo Pigliapoco “Mamo”
Tratto dal n’2 (2014) di MG Marcheguida


 

Seguici:

Leave a Reply

COL SORRISO SULLE MARCHE

Grande successo per il terzo appuntamento a Civitanova Marche di “Aperiarte”, il nuovo format concepito da Alessandra Lumachelli, che prevede un aperitivo alla presenza...
Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial