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La chimica e la musica sembrano due realtà distinte e lontanissime, due “arti”: la prima, volta a descrivere la materia e le sue trasformazioni, l’altra, volta a suscitare emozioni a coloro che sono pronti ad ascoltare il messaggio delle note musicali. Eppure ad un’attenta analisi esse risultano fortemente interconnesse soprattutto quando la prima viene chiamata in causa per preparare materiali innovativi ed efficienti, utili nella costruzione di strumenti musicali di alto livello. Le relazioni tra chimica e musica sono state protagoniste di uno spettacolo svoltosi sabato 12 luglio presso il Castello di Lanciano nel Comune di Castelraimondo, dove due Maestri Vincenzo Correnti e Fabrizio Ottaviucci hanno dato anima e suono a 8 tesi presentate da Claudio Pettinari, docente di chimica ad UNICAM. Dopo aver associato la chimica rinascimentale, l’alchimia, al concetto di armonia e quindi al dolce paesaggio collinare delle Marche sulle note della Danza delle Sibille del maestro Biondi, si è analizzata la personalità del chimico musicista Borodin, grande amico di Mendeleev (a cui si deve la Tavola Periodica), nonché autore delle Danze Polovesiane. Il concerto per clarinetto ed orchestra di Mozart è poi servito per analizzare le possibili cause di morte del musicista di Salisburgo, morte talvolta attribuita ad avvelenamenti da mercurio o da antimonio. Farmaci, veleni e sostanze chimiche sono spesso presenti nelle opere musicali del XVIII e del XIX secolo specie in quelle di Verdi e Donizetti: Il Campanello dello speziale di quest’ultimo è una stupenda opera “chimica-farmaceutica”, ricca di ingredienti denominati anche con termini alchemici quali “butirro di antimonio”. Forse la relazione più significativa tra chimica e musica è però quella riportata da Robert Zatorre, neuro scienziato della McGill University che sostiene che i brividi che si originano in noi prima e durante l’ascolto di un brano musicale che ci emoziona, dipendono da una molecola che viene rilasciata nel nostro cervello e che si chiama dopamina. I due virtuosi sono riusciti in effetti ad emozionare il folto pubblico presente con un brano di un musicista bravissimo anche se non molto noto Castelnuovo Tedesco (Lullaby dalla sonata per clarinetto e pianoforte). L’emozione ha raggiunto poi livelli molto alti, quando al concetto di materia che chimicamente è stato associato ai materiali utilizzati nella costruzione di Stradivari e Guarneri del Gesù, il duo ha associato un brano composto per l’occasione, utilizzando magistralmente aria e acqua per la trasmissione del suono. Il suono e la costruzione di un pianoforte utilizzando abete rosso e feltri di grande qualità sono stati poi oggetto di un quadro musicale dedicato a un romantico brano di Bizet. La serata si è conclusa con un brano di Poulenc paragonato ad una musica tonale, garbata caratterizzata da ripetizioni, suonata dal DNA: la conversione delle serie dei 4 nucleotidi del DNA in note ha infatti di recente prodotto partiture e melodie che potremmo tranquillamente associare a Chopin.

 

Claudio Pettinari
Tratto dal n’2 (2014) di MG Marcheguida


 

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