fbpx
Home Musica Fiori al vento

“Costretto” a fondare la Mennheimer Ensemble per poter raggiungere casa di tanto in tanto. Marco Santini, uno dei più valenti violinisti italiani.

Per lo più nel corso della vita incontriamo uomini che si affannano nel conseguimento di obbiettivi materiali, uomini convinti che denaro e potere possano elevarli al di sopra della propria mediocrità, senza pensare che proprio questo tipo di atteggiamento è l’esplicita denuncia di un’enorme pochezza interiore. Basta guardarli negli occhi, quanto travaglio nel loro intimo. Per contro, fortunatamente, si incrociano esseri dai lineamenti morbidi, dai modi semplici e sereni che danno l’impressione di averli già conosciuti. Solitamente sono questi esemplari i più grandi della razza umana, capaci di trasferire in pochi attimi serenità e benessere. Marco Santini, violinista e compositore trentenne di Osimo, è l’emblema di questa specie.

“ Non so se esista un destino, uno spirito guida o qualcosa di simile, ognuno lo chiama come vuole, ma penso che la mia vita da musicista sia stata determinata dal caso. Mamma, fin da piccolissimo, aveva notato quanta attenzione ponessi nell’ascoltare tutto ciò che trasmetteva musica così, quando avevo cinque anni, mi affidò ad una insegnante di propedeutica. Dopo qualche lezione di pianoforte, visto che ero sveglio nell’apprendere, mi propose di provare un violino, che era il suo strumento preferito; è stato un caso..una coincidenza..non lo so. Passò del tempo durante il quale progredivo nei miei studi e a otto anni convinsi anche mia sorella Lucia, più piccola di me e che stava cominciando anche lei a studiare musica, a provare questo strumento. Dopo un po’ iniziammo i primi duetti fino al giorno in cui capitò la prima litigata, e lei mi spezzò l’archetto in testa. Il fatto mi fece molto pensare e le proposi di suonare il pianoforte… almeno! Quell’incidente familiare decretò il successo di tanti concerti insieme; quell’archetto spezzato è stata la nostra fortuna. In Italia lavoriamo abbastanza, visti i periodi, e grazie all’Associazione Marchigiana all’Estero abbiamo avuto il piacere di suonare tanto anche in altri paesi: Australia, Lussemburgo, Uruguay e Argentina.”

“ So che hai trascorso anche un lungo periodo in Germania.”

“ Otto anni per la precisione. Anche questa è un’esperienza che posso attribuire al “caso”. Quando studiavo al conservatorio, un mio insegnante bulgaro mi parlava sempre di sua figlia, anche lei musicista, che sarebbe andata a lavorare presso un’importante Università della musica tedesca e mi ripeteva in continuazione: “Anche tu dovrai andare lì”. Erano parole al quale non attribuivo nessun significato. A diciotto anni mi diplomai sia al conservatorio che a scuola e per circa un anno suonai con diverse orchestre italiane. La cosa mi piaceva molto ma sentivo che avrei potuto fare esperienze diverse. Mi ricordai le parole del mio insegnante bulgaro e, quasi per gioco, feci domanda d’ammissione in quell’importante istituzione tedesca. Dopo aver sostenuto la prova richiesta fui ammesso alla Hochschule fur Musik di Heidelberg-Mannheim, dove mi diplomai a pieni voti. All’inizio è stato difficile. Non mi riferisco allo studio, per me la musica è tutto, quanto alle difficoltà d’inserimento in quella realtà straniera di cui non conoscevo le abitudini e tanto meno la lingua. Sono un tipo socievole e non poter comunicare spontaneamente mi fece cadere in una profonda depressione. Con tanto sforzo provai a considerare gli aspetti positivi e tentai di reagire a quella situazione che mi creava un vero malessere. C’erano tanti studenti che come me provenivano dalle più svariate parti del mondo così, nel 2005, proposi di costituire un organico che ci permettesse, ogni tanto, di raggiungere i nostri rispettivi paesi d’origine e far ascoltare la nostra musica. E’ nata così la Mannheimer Ensemble, un’orchestra d’archi con una formazione di base costituita da 15 elementi che, quando per esempio suoniamo in Cina, arriva anche a 60; in quel paese i teatri sono molto grandi. Abbiamo suonato anche in Italia, Germania, Spagna, Grecia, Romania, Brasile, Russia, Stati Uniti e Mongolia.”

“ Sei giovanissimo ma hai già percorso un’infinità di strada; suoni musica classica ma non disdegni il jazz o la world music, insegni ai giovani, componi colonne sonore per teatro, cinema e documentari, giri il mondo come rappresentante delle Marche, hai ricevuto riconoscimenti e cittadinanze onorarie e t’ha scritto addirittura una lettera d’ammirazione Papa Francesco per una tua composizione eseguita nel Pantheon di Roma presenti le più alte cariche dello Stato: credo che tu sia molto contento.”

“ Se ti dicessi che i riconoscimenti da parte di uomini importanti non mi facciano piacere sarei un ipocrita ma, credimi, quello che mi riempie di gioia è l’emozione che si percepisce nei concerti che teniamo in giro per il mondo,è come se in quei momenti tutta la platea t’abbracciasse; sono momenti indescrivibili. Purtroppo non sempre è possibile muoversi con l’orchestra perché siamo tanti, e allora suono in duo con Lucia o con un mezzo che ho ideato ad hoc, un palco itinerante completo di tutto mediante il quale presento uno spettacolo settecentesco, con archi e dame in costume. I costi sono contenuti e mi permette di fare ciò che più mi piace nella vita: musica!”

Marco mi ha raccontato tante cose e tante storie bellissime, ma una in particolare ha dell’incredibile: un certo giorno si presenta a casa sua un ragazzo che ha fatto il magazziniere per tutta la vita e una notte fa uno strano sogno. Quel ragazzo è ora uno dei più quotati liutai in circolazione e appena me lo presenta ve ne parlerò, perché sembra una favola. Il maestro Santini m’ha regalato anche un CD delle sue composizioni e ce n’è una in particolare che ascolto ogni volta che accendo lo stereo. C’è un commento scritto per questo brano che fa così: “Tutti noi abbiamo perso qualche persona speciale nella nostra vita. Secondo me queste persone continuano a vivere dentro di noi e a influenzarci, e mi piace immaginarle come fiori al vento.” Peccato che le pagine non possano suonare, capireste di cosa parlo. Un abbraccio grande Marcoligno…

 

Massimo Pigliapoco “Mamo”

Tratto dal n’1 (2014) di MG Marcheguida


 

Seguici:

Leave a Reply

COL SORRISO SULLE MARCHE

Grande successo per il terzo appuntamento a Civitanova Marche di “Aperiarte”, il nuovo format concepito da Alessandra Lumachelli, che prevede un aperitivo alla presenza...
Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial