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Home Sport Il cavallo compagno di vita

Il cavallo l’ho scoperto tardi, verso i 30 anni. Il mio ricordo da fanciullo era legato ai carabinieri a cavallo della caserma di macerata, a qualche cavallo da tiro con la cuffietta bianca in testa (obbligatoria per ripararlo dal sole) e da piccolissimo ad amazzoni e cavalieri che montavano nell’anello in sabbia dei Giardini Diaz. Nella seconda metà degli anni ’60, due intraprendenti fratelli di Tolentino, Luigino e Righetto Manescalchi, aprirono un maneggio in località Le Grazie. Ben presto arrivarono decine di persone attratte da questa novità. Tra gli altri alcuni miei conoscenti ed amici che cominciavano a raccontare le loro emozioni, gli spaventi inevitabili, ma l’altrettanto piacere di andare liberi a passeggio nella natura. Mi incuriosii ed accolsi l’invito di un mio amico “esperto” di fare questo nuova esperienza. Ricordo bene la mia prima sensazione: l’insicurezza di stare seduta ad un metro e mezzo da terra (altezza alla quale non sei abituato perché diversa da quella solita del sedile dell’auto, della sella della bicicletta o della moto) ed in un equilibrio apparentemente instabile. Dopo questo primo contatto, ne seguirono altri e con essi l’esigenza di documentarmi sul “mezzo” il cavallo, e soprattutto sulla corretta impostazione tecnica. Mentre tutti gli sports o quasi, si praticano con attrezzi inanimati, l’equitazione si pratica con un essere vivo, con un suo carattere, una sua sensibilità che il cavaliere deve saper interpretare e valutare nel modo giusto. Non senza enfasi si può dire, considerata la premessa, che l’equitazione non è uno sport per tutti, perché richiede numerose doti: robustezza, elasticità, controllo sui muscoli, sui nervi, prontezza di riflessi, senza del ritmo, equilibrio, umiltà e spirito di sacrificio. Comprai allora il mio primo libro: Gente di Cavalli, del Col. Gianluigi Nomis di Cossilla che lessi e rilessi non so quante volte e che mi convinse ancora di più della necessità di avere un istruttore. Ogni sport infatti è legato, per chi si accinge a praticarlo, oltre che ad una indubbia predisposizione, all’acquisizione di determinate tecniche ormai codificate. L’equitazione è il movimento di due corpi. Il cavallo non è nato con un uomo sulla schiena, e portandone uno deve assumere un nuovo centro di gravità. Figurarsi la sofferenza per il continuo cambiamento di equilibrio se il nostro assetto non asseconda il movimento del cavallo, ma anzi lo disturba e la nostra mano “aggrappata” alle redini che provoca ulteriore fastidio alla sua bocca. La conoscenza occasionale o cercata di vecchi ufficiali di cavalleria, che si erano formati a quell’università del cavallo che era stata a Pinerolo con i loro racconti, le loro esperienze, mi convinse della necessità di ricreare una scuola che educasse al rispetto del cavallo per il suo passato a favore dell’uomo e alla gratitudine per quello che da un punto di vista ricreativo e sportivo ha dato e continuerà a darci. Solo così si diventerà “Gente di Cavalli”, ossia di coloro che li amano, li rispettano e vivono con loro. Il cavallo è un nobile animale, disponibile e generoso. Per capirlo e farsi capire da lui bisogna essere generosi, coraggiosi, sensibili e rispettosi. Non esistono cavalli cattivi, quelli che reagiscono in modo “cattivo” sono animali che dell’uomo hanno un certo ricordo, per i torti e le sofferenze subite.

 


Giulio Marchesini
Tratto dal n’2 (2014) di MG Marcheguida


 

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