Home Curiosità La comunicazione degli adolescenti

Sono Luana, abito a Macerata e ho la fortuna di lavorare come educatrice presso il convitto annesso all’Istituto d’Istruzione Superiore G. Garibaldi (Scuola Agraria) della mia città. Sto a contatto con ragazzi che vanno dai 14 ai 18 anni tutti i giorni. Li vedo ridere, piangere, arrabbiarsi, amare, odiare, li osservo mentre crescono. Penso a quello che facevo io alla loro età e mi ci rivedo per molti aspetti: anche io ho riso per un’ora di seguito a scuola solitamente l’ultima, quando la concentrazione se ne era bella che andata ma ho pianto quando un professore non riusciva a capirmi e a farsi capire. Oggi nelle scuole ci sono gli sportelli dello psicologo che riceve in orari stabiliti. Mi dispiace signori, ma un’ ora al mese è troppo poco per cercare di capirci qualche cosa. Allora cerco di sostituirmi a questa figura: alcuni ragazzi mi cercano anche se sanno che sono una semplice educatrice. Vogliono confidare un loro fallimento amoroso oppure “sciorinare” una conquista scolastica. La motivazione non conta, gongolo anche se mentre parliamo non si separano quasi mai dal telefonino perennemente acceso. A volte dimenticano persino di guardarti in faccia. La tentazione è troppo forte Ma quella di essere ricercata per parlare e ascoltare lo è, probabilmente ancora di più. Di solito si comincia con una forma di monologo, il ragazzo inizia ad aprirsi lentamente o va direttamente al punto, dipende dai caratteri. Poi intervengo io alla sua richiesta di un consiglio che, il più delle volte, non verrà seguito perchè prevarrà quello degli amici . Tuttavia il ragazzo sembra esserne soddisfatto lo stesso perché sa di essere ascoltato. Finalmente abbiamo scavalcato la fase liminale e il monologo si è trasformato in dialogo, non tra pari. Ho vinto, ho raggiunto il mio obbiettivo. Con una grandissima dose di pazienza soprattutto per la presenza costante di un cellulare acceso, sono riuscita a catturare maieuticamente l’attenzione del giovane che, attraverso la mia predisposizione all’ascolto, ha abbandonato la personale diffidenza verso gli adulti, soprattutto quelli, come me addetti ai lavori, per parlare di sé, dei suoi sogni, delle sue paure, delle fidanzate- i ragazzi e dei fidanzati- le ragazze e io mi leggo tutto questo BildungsRoman con una rara sensazione di pienezza.

 

 

Luana Brandi

Tratto dal n’2 (2014) di MG Marcheguida


 

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