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Home Sport La corsa più bella del mondo

“Ma tu che hai quella macchina dovresti iscriverti alla Mille Miglia.”
Così mi disse il mio collega ed amico Dr. Giuseppe Ariani che era venuto a conoscenza della rievocazione storica delle celebre corsa. “ Quella macchina “ l’avevo trovata due anni prima in un campo vicino all’ippodromo di Corridonia. Sarebbe meglio dire che l’avevo cercata su segnalazione di un amico. C’era voluto del tempo a scovarla perché era quasi completamente ricoperta dalla vegetazione. Fu amore a prima vista; anche se ormai ridotta ad un rottame conservava “la grinta“ della macchina da corsa che era stata. Il pilota Romano Malaguti di Bologna l’aveva costruita nel 1948 utilizzando un telaio Gilco e costruendo la scocca (come ebbe a dirmi quando, ormai avanti con gli anni, lo conobbi), con l’aiuto di due carrozzieri della Viberti, che ci lavoravano fuori orario dal servizio. Il motore utilizzato era quello della 508 C opportunamente preparato ( nuovo collettore di scarico ed aspirazione con due carburatori, aumentato rapporto di compressione ed alleggerimento di tutte quelle parti meccaniche dove si poteva intervenire ). La lunga vita sportiva di quest’auto terminò nel 1956. Successivamente la vettura venne venduta in provincia di Ancona prima, ed in seguito, dopo vari passaggi, finì appunto a Corridonia. Il proprietario era stato contattato da potenziali compratori, ma non aveva mai voluto vendere. Quando chiesi d’incontrarlo mi dissero di non farmi illusioni perché anche con me non si sarebbe concluso nulla. L’incontro avvenne: trovai il “nostro“ un po’ agitato e reduce da una notte insonne per paventati dolori anginosi. Quando riuscii a tranquillizzarlo, saputo che ero un medico acconsentì a vendermi l’auto. A questo punto è doveroso ricordare i due artefici del restauro: per la parte meccanica lo scomparso amico Primo Girotti e per la carrozzeria l’altrettanto paziente amico Sandro Principi. Finalmente in strada! Ed ecco allora la grande occasione! Con l’aiuto del Dr. Bruno Moretti, allora direttore dell’ACI, presi contatto con l’organizzatore della “ Corsa più bella del Mondo “, che fu dapprima titubante ad iscrivermi, ma che poi fu convinto dal direttore dell’ACI sulle qualità dell’auto. A questo punto non mancava che trovare un’auto e un carrello idonei a trasporter la macchina fino a Padova (l’organizzazione d’allora prevedeva il percorso Padova – Roma – Padova ). In effetti i mezzi per il trasporto proprio idonei non erano ( la macchina, una 125 Fiat non aveva il gancio omologato al traino, e il carrello, costruito artigianalmente, non aveva documenti ). Coinvolto naturalmente nell’avventura, il Dr. Ariani ed io partimmo da Macerata alle 2 del pomeriggio e sembrava che tutto filasse per il meglio quando, all’improvviso, mentre procedevo “ spedito “ in autostrada, scoppiò una gomma del carrello. La gomma di scorta c’era, è vero, però per poterla utilizzare bisognava scendere la macchina trasportata e, una volta fatta la sostituzione, farla risalire non senza una qualche difficoltà. E se fosse successo un’altra volta? Uscimmo dall’autostrada, trovammo un gommista, acquistammo un altro pneumatico e ripartimmo. Dal momento che era tardo pomeriggio telefonai all’organizzazione della Mille Miglia per avvertire che saremmo comunque arrivati in tempo per la punzonatura. Mi fu risposto di non preoccuparmi, ma che intanto mi avrebbero assegnato il numero di partenza: 2220. Con molta ingenuità chiesi a che ora sarei partito. Gentilmente mi fu risposto che il via per la mia macchina era alle 22,20!
Riprendemmo il viaggio e arrivammo finalmente a Padova. Solita procedura: scarica la macchina, posteggia l’auto e il carrello, e finalmente il Via…giusto un tempo perché gli altri equipaggi erano già in partenza. Partenza data dalla vedova dell’Ing. Castagneto, personaggio mitico della Mille Miglia. Finalmente in gara! Assolutamente inesperto delle gare di regolarità mi accodai alle altre vetture, ed in breve rimasi per ultimo anche al primo controllo a tempo. La folla che assiepava i lati della strada serviva anche ad indicarci il percorso, perché le indicazioni erano scarse, e per di più al buio. Ricordo solo il freddo della notte e l’esserci divisi con l’amico Peppe l’unico paio di guanti che avevamo ( io il destro per tenere il volante, lui il sinistro per aggrapparsi al bordo dell’abitacolo ). Riuscii perfino a sbagliare strada cosicché arrivammo a Firenze buoni ultimi, ma in tempo perché un cronista della Nazione immortalasse la nostra macchina e la pubblicasse in prima pagina. Nevischio sul passo Radicofani e finalmente a Roma a godere del meritato riposo.
Il giorno successivo partenza alle 6,30 e finalmente una bella giornata ricca di emozioni! Tutti i piloti marciarono veloci e dietro l’incitamento della folla numerosa, sui tornanti delle salite, abbandonammo la veste dei guidatori di tutti i giorni per quella di “pilota” impegnato. Quindi inserimento in curva della marcia inferiore, con la “ doppia “, e derapata a ricevere gli applausi degli spettatori! Nell’attraversamento di Rimini mi accodai ad un’altra vettura in corsa di grossa cilindrata che correva un po’ troppo per cui fummo fermati dalla polizia che, fortunatamente, ci fece ripartire. Altro inconveniente fu la rottura dei freni!!!…Si era spezzata, con le vibrazioni, la serpentina dell’olio alla ruota posteriore sinistra. Riuscii a risolvere il problema piegando il tubo, rimettendo l’olio e frenando su tre ruote con molta prudenza, e arrivare a Padova per la premiazione. Dopo i saluti e i complimenti di rito ricaricammo l’auto per raggiungere in nottata Macerata, e ritornare nella realtà lavorativa di tutti i giorni. Il sogno era finito!

 

Giulio Marchesini

Tratto dal n’1 (2014) di MG Marcheguida


 

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