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Home Curiosità Le Marche come il vento

Da Roma non è semplice raggiungere le Marche, in treno ancora più complicato se la meta è Macerata. Per ritrovarmi nell’incanto dell’Arena Sferisterio ho scelto un posto in “galleria”, il pullman che innalza lo sguardo oltre le corsie, sul sorpasso e persino oltre qualche siepe. Nelle Marche ogni piccolo paese è un vento, una rocca, un castello, un teatro, tra le mura e il panorama. Certo l’autostrada da Nord a Sud le attraversa, ma non ne raccomanda la bellezza. La bellezza è nei dettagli e l’autostrada non li ama. Ci sono le Marche che sanno di Abruzzo e accenti del Sud e quelle che tirano verso la Romagna al suono delle D consonanti da Riviera. Poi l’arrivo verso il profilo più quieto e dolce, sui litorali da percorrere in bicicletta, dopo i solchi dell’Appennino. A tavola mi chiedo quale sia la differenza tra i vincisgrassi e la comunissima lasagna, vado sul sicuro se chiedo un Rosso Piceno o un Verdicchio di Matelica, non so invece cosa scegliere tra tante marche di scarpe… Il piano industriale sembra calzare a pennello, la Cenerentola della cultura, la musica, ritroverà la sua scarpetta di cristallo. A Gino Paoli chiedo: “Qui, a Musicultura, la musica fa tanto per la cultura, cosa dovrebbe fare la cultura per la musica?”. “Soldi, ci vogliono i soldi”, risponde. O ripartire dalla strada, aggiungono i finalisti della rassegna, dove il pubblico si ferma solo se ti vuole veramente ascoltare. Un nuovo fenomeno oggi che potrebbe rimbalzare sui social all’istante, la nuova via all’amplificazione, poesia a braccio di questi tempi. Le Marche hanno sempre accolto i poeti, certo voi penserete a Leopardi, ma a me viene uno scrittore dei nostri anni, Stefano Tassinari, un uomo col vento contro che aveva scelto un poggio col mare in vista per i suoi ultimi scritti, per i suoi ultimi anni e per ordire le sue ultime rivoluzionarie e stremate imprese. Mi porto tutto dentro sulla strada del ritorno e non lascerò questi pensieri nella stiva di un soggiorno qualunque. Darò loro un’altra primavera.

 

Timosoara Pinto

Tratto dal n’2 (2014) di MG Marcheguida

 


 

                                                                                            

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