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Home Arte Ora che sei mio figlio

Commenti e pensieri di Letizia Monterosso, rilasciati in un’intervista di qualche tempo fa.

Essere imprenditrice, non preclude il bisogno di essere madre, il mio immenso vuoto, nonostante io lavori in un luogo pieno di gente, ero ormai devastate dal punto di vista emotivo e avevo il disperato bisogno di trovare la parola fine al mio calvario di donna. Assodato, dopo vari tentavi, che non sarei diventata madre in modo naturale non mi sono data per vinta e ho iniziato la lunga strada dell’adozione. Come racconto nel mio libro la scelta di adottare un bimbo o bimba l’avrei comunque fatta, anche se avessi avuto un figlio biologicamente mio, certo, non mi sarei aspettata tanta strada da dover fare e tanti dubbi con i quali fare i conti. Essere madre di cuore non cambia l’emozione e l’amore che provi per un figlio, i miei figli non potrebbero essere stati che loro. Sono passati sei anni ma l’incontro con il mio bambino non potrei dimenticarlo mai. Una vera invasione di emozioni che se chiudo gli occhi posso riprovare all’istante. Paura, gioia, tenerezza e un forte dolore al cuore, avevo la sensazione che mi scoppiasse il petto! Il suo visino visibilmente impaurito e i suoi occhi neri e grandi, scrutatori della mia anima, li ho impressi nella mia mente e niente potrà cancellarli. Credo sia così anche per una donna dopo il parto, non credo possa dimenticare il suo primo abbraccio. Dopo quella prima esperienza ho deciso di prendere in considerazione una seconda adozione: è stata una scelta dovuta! Da egoista probabilmente non l’avrei fatta per mille ragioni, ma il dare una continuità di nucleo familiare a mio figlio era ed è priorità assoluta. Noi genitori non siamo eterni, il pensiero che si ritrovi solo mi tormentava, ho voluto così allargare la sua famiglia per il futuro, adesso guardandoli posso solo dire che ho fatto bene. A casa abbiamo un pezzo di Ecuador e adesso anche di Columbia, Penso che sia importantissimo tenere vivo il ricordo del paese che ha dato loro la vita. Con i miei bambini parliamo spesso dei loro paesi e di quanto siano belli. Guardiamo filmati, foto e ricordiamo i momenti passati…adoro l’Ecuador e la Columbia, io mi sento adottata da questi paesi, mi hanno dato la possibilità di prendermi cura dei loro figli, ed io farò il possibile! E’ fondamentale non fargli dimenticare le loro origini. Questa impresa non è stata facile. Mi ero informata sull’adozione nazionale, ma l’iter è pazzesco… mi hanno detto che l’attesa, visto le poche “disponibilità”, sarebbe stata intorno a cinque anni. Ci sono stati poi casi in cui l’abbinamento avviene in poco tempo, ma sono casi rari. Il mio consiglio alle coppie che intendono adottare dico solo di non farsi prendere dal panico, di lottare fino alla fine e non mollare qualsiasi cosa accada durante il percorso, di non crearsi aspettative di nessun genere, perché il bimbo o bimba che diventerà parte della loro famiglia non sarà un caso, è per loro! Per quanto riguarda i pregiudizi?… lasciamo l’offesa a chi la fa, ricadrà su di loro! Ora sto lavorando al mio secondo libro, sarò meno sottile nell’esprimere le mie idee sulla burocrazia e il costo delle adozioni, senza però perdere di vista l’emozione che attraverso il cuore di noi mamme di cuore! Non dico altro, spero solo di regalare momenti di amore ai miei lettori e riflessioni a che non conosce il nostro mondo di genitori adottivi.

Comunication project edizioni.
Autrice: Letizia Monterosso

 

Nicola Brignoccolo

Tratto dal n’1 (2014) di MG Marcheguida

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