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Home Musica Piero Cesanelli: Sanremo

Il patron di Musicultura commenta il Festival della musica italiana.

l festival di Sanremo quest’anno (2014) ha deciso di dedicare una serata alla grande canzone d’autore che ha attraversato per molti anni il nostro paese. E’ stato un omaggio che doveva essere fatto da tempo e che ha in qualche modo riconosciuto la grande validità delle pochissime manifestazioni, come Musicultura, che da sempre dedicano il proprio modo di fare spettacolo e cultura a questo genere di canzone. Quale occasione migliore per ascoltare le considerazioni di Piero Cesanelli direttore artistico di Musicultura, il Festival che in 25 edizioni ha individuato e promosso i grandi cantautori italiani che in questi anni ha portato molta buona musica anche a Sanremo tra cui Patrizia Laquidara, Riccardo Maffoni, Povia, Cristicchi, Erica Mou, Paolo Simoni fino ad arrivare ad oggi con Giuseppe Anastasi, autore della canzone di Arisa e Renzo Rubino. “In realtà è stata una bella sorpresa quella di vedere dedicata una serata intera alla riproposizione di grandi brani scritti da cantautori che hanno segnato le stagioni della nostra vita. Si può anche notare come a volte sebbene la canzone sia un insieme di musica e testo leggendo soltanto la parte “poetica “ ci si possa emozionare ugualmente cosa che abbiamo provato ascoltando le parole lette di una delle più belle canzoni degli ultimi 50 anni Il “Mare d’inverno” di Enrico Ruggeri. Non è stato poi indifferente potersi emozionare nel riascoltare le elaborazioni musicali al piano del grande Danilo Rea che ha dimostrato come una linea musicale quale è quella di “Don Raffae” estremamente semplice possa diventare una vera e propria overture pianistica , è stato anche molto bello vedere come giovani artisti quali Renzo Rubino appunto non solo riescano ad essere originali compositori e personalissimi interpreti ma anche esperti conoscitori della tastiera pianistica. Un’impressione genarale sui cinque giorni del Festival? La prima impressione che si è avuta guardando queste cinque serate del Festival è stata quella di assistere ad una specie di memorial della televisione senza fine. 20 ore di spettacolo più tutte le altre trasmissioni di lancio o di commento per un totale di quasi cento ore di video che avrebbero reso impaziente e insofferente qualsiasi spettatore. In tutto questo la canzone andava ad occupare un posto molto esiguo tra l’altro disturbato continuamente da pubblicità e presentazioni varie. Bisogna pure dire però che malgrado questa infelice collocazione, quando abbiamo ascoltato “Il cielo in una stanza” o “Vedrai vedrai” da Gino Paoli, “Avrai” o “Mille giorni di te e di me” da Claudio Baglioni o “Cara” da Ron, il pubblico, lo si può evincere anche dagli ascolti, ha mostrato una grande attenzione bisogna anche dire che alcune delle canzoni che hanno partecipato alla gara, come per esempio “Invisibile “ di Cristiano De Andrè erano di alta levatura ma risulta sempre difficile memorizzare e valorizzare una canzone al primo ascolto. Bisognerebbe trovare il modo di far affezionare il grande pubblico alla canzone, rendergliela più familiare, magari con tre o quattro veloci programmazioni precedenti la manifestazione. E’ anche vero che in questo modo si perderebbe il sapore della novità del primo ascolto ma contribuirebbe senz’altro a ridare alla forma canzone il posto che merita e che non ha più da molto tempo. I nostri amici, Renzo Rubino e Giuseppe Anastasi, anche lui vincitore di Musicultura e autore della canzone “Controvento “ e di tante altre di Arisa, hanno portato una ventata di modernità anche nel linguaggio ed hanno dimostrato che anche il “giovane artista” può essere autore di belle melodie e testi poetici ed intelligenti. Così ha fatto anche il vincitore del Premio della critica delle nuove promesse: Zibba. Ricordiamoci sempre che molte canzoni d’autore sono state composte all’inizio di carriera di quei grandi artisti. Nel campo della creatività spesso la qualità è inversamente proporzionale all’età anagrafica. E’ chiaro che il mondo giovanile, molto giovanile è affezionato a generi come l’hip pop e il rap che non sono particolarmente vicini ad altre generazioni e questo spiega il primo posto conquistato nella categoria giovani da Rocco Hunt ma anche qui è bene individuare il prodotto doc d’autore e quello spesso creato ad uso e consumo. In ogni caso queste considerazioni lasciano il tempo che trovano perché nulla o molto poco si può fare con una macchina che costa e muove milioni di euro e quindi ha una potenza mediatica tale che può permettersi tutto e il contrario di tutto. Restiamo nell’idea noi di Musicultura di proporre comunque canzoni e artisti che ci lascino emozionare in modo intelligente che riescano a sottolineare i contenuti e non i vestiti dei sentimenti e che mantengano una propria identità.”

 

Piero Cesanelli

Tratto dal n’1 (2014) di MG Marcheguida


 

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