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Le Marche e l’Europa, l’Europa e le Marche… la necessaria rivoluzione culturale illustrata da Vittoriano Solazzi, Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche.

Prima di raccontarvi il contenuto della conversazione che ho avuto il piacere d’intrattenere con il personaggio di questa storia, sento di dover fare una confessione. Un po’ per il fatto di aver trascorso più di metà della mia vita in giro per il mondo, un po’ per la mia predisposizione a concentrarmi quasi maniacalmente su ciò che di volta in volta faccio, sono tanti, se non infiniti, gli argomenti di cui ho una cognizione a dir poco superficiale. Tra le mie lacune annovero la politica e coloro che la esercitano. Immagino che dopo questa premessa qualcuno storcerà il naso, ma è mia opinione che se si vuol raggiungere un po’ di sapere in qualcosa, a volte, bisogna trascurare l’informazione, troppe notizie distraggono. Quando tempo fa un amico mi ha passato il numero di cellulare di Vittoriano Solazzi, e mi ha esortato a chiamarlo per fissare un incontro, ho pensato: Beh, se devo imparare anche questa cosa, tanto vale iniziare dal vertice! Nel 2008 il Presidente Spacca lo aveva chiamato a far parte della Giunta Regionale affidandogli le deleghe al Turismo, Beni e Attività Culturali, Fiere e Mercati, Tutela dei Consumatori, Pesca Marittima e delle Acque Interne. Nel 2010 è stato eletto Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche e, nello stesso anno, la Conferenza delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome Italiane lo hanno nominato responsabile per le Politiche Europee.


“Presidente, prima d’incontrarla mi sono informato un po’ su quello che è stato il suo impegno durante questo mandato che si avvia alla fase finale del quinquennio previsto. Ho scoperto che ha dedicato un’attenzione particolare, in questo lungo periodo, nel promuovere l’incontro tra Istituzione Regione e le attività scolastiche, e mi riferisco in particolare alle conferenze tenute dal professor Crepet presso alcuni auditorium della nostra regione. Le parlo di questa esperienza perché ho avuto modo di assistere personalmente a qualche intervento del sociologo torinese, che ho trovato molto interessanti. Non so nulla invece della Scuola di Alta Formazione sull’Europa: me ne vuole parlare?”


“L’iniziativa è nata con questa legislatura nel 2011, consapevoli già allora di quanto fosse approssimativo il grado di conoscenza europeo nella concezione generale, amministratori compresi. Decidemmo quindi di proporre un master per iniziare in special modo le giovani leve all’acquisizione dei concetti fondamentali riguardanti il progetto Europa. Quella di quest’anno sarà la quarta edizione e si terrà a Fermo. A differenza degli altri anni, durante i quali accoglievamo esponenti provenienti da tutte le regioni, la prossima “Tre giorni” sarà dedicata esclusivamente ai giovani amministratori marchigiani, quindi assessori, consiglieri, sindaci e quant’altro. I temi principali che tratteremo saranno inerenti alla programmazione dei fondi strutturali europei che dovremo impiegare nel prossimo settennio 2014/2020 e che ammontano a circa un miliardo e duecentomila euro per le Marche.”


“Come vengono assegnati questi fondi, quali sono i criteri di priorità?”


“Questi fondi rispondono ad obbiettivi che si da l’Europa; le Regioni presentano i progetti d’utilizzo, un piano operativo sostanzialmente, che poi vengono inviati al Governo. Il Governo a sua volta presenta i vari pacchetti all’Europa che, una volta vagliati ed eventualmente modificati, rilascia l’omologa e da l’inizio ai lavori. Nel caso delle Marche molti fondi andranno destinati al PSR, piano di sviluppo rurale, all’agricoltura in buona sostanza, alcuni per la dotazione strutturale, altri per la formazione, e così via.”


“Ho capito; torniamo alla Scuola di Alta Formazione: di cosa vi occuperete in questa quarta edizione?”


“Come le dicevo sarà dedicata alla formazione dei giovani amministratori sull’utilizzo dei fondi Europei e, inoltre, sarà trattato l’argomento inerente la costruzione della Macro Regione Adriatico-Ionica che sarà ufficialmente approvata il prossimo 24 ottobre dal Parlamento Europeo, e che coinvolgerà otto paesi.”


“Centoquarant’anni fa è stata fa è stata fatta l’Italia e, forse, non sono ancora stati fatti gli italiani; quanto ci vorrà per formare gli europei?”


“Personalmente sono un assertore convinto che la scelta Europa sia una scelta irrinunciabile, anche se in molti paesi, vista la crisi generale, aleggia quello che viene definito “l’euro – scetticismo”. In un mercato globale il fisico minimo che si deve avere per affrontare le sfide, ma anche per cogliere le opportunità, non può più essere quello di una nazione singola, per quanto grande possa essere: fare sistema è l’unico modo per avanzare. Certo, in questi anni le cose non sono state sempre facili, e ritengo che sia dovuto a due motivi principalmente: uno è che il grado di sensibilità e conoscenza delle persone comuni e degli stessi amministratori è stato modesto, fin troppo modesto. L’altro è che forse l’Europa si è lasciata trascinare da alcuni Paesi che, pur avendo interpretato in modo giusto il cammino dapercorrere, non ha sempre tenuto conto della complessità dell’impresa; mi riferisco alla Germania, per esempio. In ogni caso, prima di attribuire delle colpe a qualcuno, dovremmo interrogarci se esistono responsabilità da parte di quelle Nazioni che non hanno capito per tempo che una volta fatta l’unità dell’Euro, era necessario impegnarsi a testa bassa affinché l’integrazione avesse luogo, non da spettatori ma da protagonisti. Noi, inteso come Italia, siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, dunque abbiamo la forza e la capacità di dire la nostra senza doverci piegare alle scelte altrui. Questo però ci obbliga ad avere atteggiamenti virtuosi, ci obbliga ad abbandonare vecchie situazioni che ci opprimono pesantemente, e mi riferisco all’indebitamento pubblico generato dalla miopia delle vecchie amministrazioni. Se oggi vogliamo risorgere le capacità le abbiamo, me dobbiamo dimenticarci dei sistemi obsoleti e adeguarci intelligentemente alle necessità di un mercato planetario: l’Europa non è una gabbia, è una grande opportunità. I giovani amministratori non possono minimamente pensare di mantenere la mentalità chiusa di chi li ha preceduti, pena l’emarginazione.”


“Qualche imprenditore intelligente questa metamorfosi l’ha subito intuita, però spesso de localizzando le sue attività e impoverendo di conseguenza il territorio di provenienza. Credo che in un immediato futuro sarebbe auspicabile più sinergia tra pubblico e privato: qual è la sua opinione?”


“Penso che se non si instaura una forte integrazione tra giovani amministratori e moderni imprenditori il futuro non potrà essere molto roseo. E’ fondamentale che le nuove leve adottino nuove concezioni, e non mi riferisco solo al lavoro, ma allo stile di vita stesso. In una società globale, chi tentenna, chi non si aggiorna, chi non si istruisce è destinato a perdersi, in balia del volere altrui. Le Marche sono uno scrigno i cui gioielli devono ancora essere messi in mostra, ma per esporli dobbiamo acquisire una mentalità internazionale.”


La mia esperienza m’insegna che non c’è un posto più valido d’un altro per realizzare i propri sogni. Sicuramente viaggiare apre la mente, ma una volta capito come funziona, si può tranquillamente dimostrare a casa propria di aver imparato la lezione, e concretizzare i propri obbiettivi. Chi vorrebbe arrestarsi allo status quo è destinato all’estinzione. A metà dell’800 Charles Darwin scrisse quello che, unitamente al principio della Relatività, può essere considerato uno dei più alti trattati del pensiero moderno. Evidentemente, in 160 anni, in pochi l’hanno letto. Grazie…un abbraccio Presidente.

 

 


Massimo Pigliapoco “Mamo”
Tratto dal n’3 (2014) di MG Marcheguida

 

 

 


 

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