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L’ennesima dimostrazione di quanta forza abbia la passione: Sergio Lattanzi riesce a comprare un suo kart quando ormai era grande; dopo tre anni si è laureato campione italiano Pro Driver M.

Non ho mai capito la definizione di sport minori. Quali sono i parametri mediante i quali si può classificare una pratica sportiva? Ve lo dico io: l’ignoranza! Il numero di seguaci che accompagna una data disciplina non può determinarne né il valore né la qualità. È soltanto la mancanza di conoscenza che attribuisce stime e complementi comparativi: ogni sport è uno sport, e basta! Prendiamo il karting: pratica poco seguita da noi, quindi considerata minore….provate a fare un giro su un mezzo da competizione poi fatemi sapere se ancora avete l’uso della parola. Ho scambiato quattro chiacchiere con Sergio Lattanzi che, salito su un kart per la prima volta nel 2011, nel 2013 si è laureato campione italiano Pro Driver M, all’età di 34 anni.

“Sergio, quello che hai fatto mi sembra straordinario.”

“E’ una passione che ho sempre avuto, quella dei motori, trasmessami da un mio cugino più grande che seguivo quando anche lui correva. Ho dovuto aspettare tanto tempo prima di scendere in pista perché questo sport è molto costoso e me lo sono potuto permettere solo quando il lavoro mi ha dato le possibilità. Ho iniziato a 27 anni con le auto, in gare amatoriali, ma quella del kart era una fiammella sempre accesa nella mia testa. Quattro anni fa quel mio cugino che correva quando io ero piccolo mi ha proposto di acquistarne uno in società ed è cominciata l’avventura. Dopo qualche mese di adattamento le prime gare e, visto che andavo bene, c’ho preso gusto.”

“Mi sembra che i risultati lo confermino. Ho visto che la parte meccanica te la cura Andrea Accattoli: più di trent’anni fa io correvo con il papà Renato, grande pilota, corretto e velocissimo.”

“Passo più tempo con lui che con la mia ragazza. Tu sai che per vincere la ricetta è composta da tanti ingredienti; Andrea è figlio d’arte e un grande competente, quindi averlo accanto mi è di grande aiuto. La sua funzione non si limita alla meccanica, diciamo che è anche il mio trainer psicologico, quello che mi tranquillizza e allo stesso tempo mi stimola di continuo a dare il meglio di me stesso: per chi fa competizioni avere accanto una persona come Andrea è molto importante.”

“Raccontami di quando hai vinto il titolo.”

“E stata un’emozione incredibile, anche adesso, riparlarne, mi commuove. Ricordo gli ultimi due giri: avevo accumulato un certo vantaggio sul secondo e ho cominciato a pensare di tutto. Quelli sono momenti nei quali bisogna mantenere il sangue freddo perché perdere la concentrazione è un attimo; se non sei impegnato a battagliare da vicino con qualcuno devi gestire mille pensieri che ti vengono in testa, e non è facile. Quando ho percorso l’ultima curva e ho visto il traguardo non ci credevo. Arrivato ai box applausi, pacche sulle spalle, la televisione, la stampa, tutte cose alle quali non ero abituato: momenti indescrivibili.”

“La mia domanda è ironica perché conosco bene la situazione, ma te la faccio lo stesso: conquistato il titolo sei stato contattato da qualche sponsor?”

“Macchè!…telefono muto. Fortunatamente la Galiffa Kart di Sant Egidio mi aiuta fornendomi telai e motori per allenarmi e fare qualche gara nazionale, altrimenti di sponsor neanche l’ombra. Quest’anno avrei voluto gareggiare nell’europeo ma i costi sono improponibili; con Andrea abbiamo deciso di limitarci a qualche gara nazionale in vista dell’appuntamento di novembre nel quale tenterò di riconquistare il titolo italiano. Mi ritengo comunque un fortunato perchè, se non fosse per il grande aiuto che ci fornisce Franco Galiffa, io e Andrea dovremmo rimanere a casa. Questo sport, come tanti altri, è poco seguito per cui diventa sempre più difficile trovare sostegni. Ti dirò di più: non mi hanno neanche invitato al Galà dello Sport che ogni anno premia gli atleti della stagione precedente. Io non so quanti campioni italiani ci siano stati a Macerata nel 2013, in ogni caso sono passato del tutto inosservato: pazienza. Andremo avanti fino a quando le nostre forze lo permetteranno, sperando che un giorno il telefono squilli.”

“In Formula 1 non c’è più un pilota italiano; molto è dovuto alla difficile situazione economica, ma forse anche alla mancanza di grossi talenti: ti piacerebbe un giorno allevare dei giovani?”

“E’ una cosa che ho già pensato e mi sto preparando per sostenere l’esame di istruttore federale. Credo che i ragazzi che si avvicinano allo sport abbiano bisogno di una guida che li educhi eticamente oltre che tecnicamente: troppo spesso mi sono confrontato con giovani di 18/19 anni che non tengono in minima considerazione l’avversario. Pensano che fare competizione voglia dire non guardare sulla faccia nessuno, ma non è così che funziona: ci vuole educazione e rispetto, di se stessi e degli altri, come nella vita.”

Purtroppo, caro Sergio, la nostra è una nazione nel pallone, in tutti i sensi. I dirigenti, prima di ricoprire tale carica, dovrebbero fare qualche giro nei i paesi del nord Europa e imparare l’ABC. Forza e coraggio campione, il titolo l’hai vinto e quello rimarrà scritto negli annali, alla faccia dei poveri di spirito. Un abbraccio Sergio, sei grande.

 

Massimo Pigliapoco “Mamo”

Tratto dal n’1 (2014) di MG Marcheguida


 

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