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Home Arte Un doppio senso

Silvano Mazzarantani, in arte NOVECENTO pittore, scultore, un uomo alla continua ricerca del proprio equilibrio mediante la sperimentazione.
“Il mondo esterno offre delle distrazioni che a me non interessano e non mi divertono, ora più che mai.”

Innanzitutto vorrei fare una precisazione: ogni copertina della nostra rivista presenterà, di volta in volta, opere d’arte uniche, realizzate appositamente per noi dai tanti artisti-amici che siamo orgogliosi di annoverare tra le nostre conoscenze. In questo primo numero l’opera è di Silvano Mazzarantani, in arte NOVECENTO, un artista di cui ho avuto modo di parlare in altre occasioni. Per non ripetermi non starò a raccontarvi la sua storia, come solitamente faccio presentando un personaggio; riporterò invece un paio di considerazioni, a quattro mani, tratte da una conversazione che abbiamo avuto non molto tempo fa.
“L’ultima volta che ci siamo visti erano i primi di gennaio, qualche giorno prima che tu partissi alla volta di Edimburgo dove l’amica Stefania Menichelli ti ha organizzato una mostra in grande stile: come è andata?”


“Ad essere sincero mi sto riprendendo solo adesso, piano piano. E’ stato un evento importante che però mi ha svuotato spiritualmente e fisicamente. Intendiamoci, Stefania e il suo compagno gallerista sono stati fantastici, hanno organizzato una bellissima manifestazione, ma il fatto è che non sono più abituato a stare tanto tempo fuori dal mio nido. Trascorrere tanti giorni lontano dalle mie abitudini, dalla mia casalaboratorio, dal mio mondo insomma mi ha tolto energie. C’ho messo tanto tempo per organizzare il mio bozzolo, il mio rifugio che doverne fare a meno per alcuni giorni diventa troppo pesante ormai. Tu lo sai, io esco poco, non mi interessa più di tanto sapere cosa accade là fuori, sono appagato dal mio stile di vita che mi permette di concentrarmi su me stesso; il mondo esterno offre delle distrazioni che a me non interessano e non mi divertono, ora più che mai. Poi c’è il fatto che per organizzare quella mostra Stefania ha, in un certo senso, ha razziato la mia esposizione e quando sono tornato ho provato letteralmente un senso di vuoto.”


“Spiegami meglio: immagino che tu produca anche per vendere oltre che per dare libero sfogo all’anima. Poi quando passo a trovarti c’è sempre qualcuno qui da te, quindi non potrei definirti un misantropo: cos’è che ti ha disturbato?”


“Certo che produco anche per vendere le mie opere, ma solitamente un pezzo alla volta, dunque il distacco è meno traumatico. Per l’evento di Edimburgo invece hanno preso il volo metà delle mie creature più che creazioni e la cosa m’ha lasciato un po’ di vuoto. E’ una reazione che ha sorpreso anche me , ma è andata così. Per quanto riguarda la gente non è che mi dia fastidio vedere qualcuno ma il fatto è che probabilmente non sono più abituato a distaccarmi da questo ambiente che mi rasserena e mi permette di fare quello che a me piace. Qui sono in sintonia con tutto e con tutti ed è quello che voglio.”


“T’ho chiesto di realizzare un quadro per questa copertina utilizzando un tuo cavallo di battaglia, anzi, sarebbe più corretto dire una tua farfalla di battaglia. Ho visto in giro diverse tue realizzazioni dove le farfalle compaiono spesso: come nasce questa predilezione per il grazioso coleottero?”


“Penso che con gli anni chi ha sviluppato la propria sensibilità riesca a vedere e sentire cose a cui prima non faceva caso, e forse è questo modo di assorbire che fa la differenza. Credo fosse l’estate del 2011. Ero stato a San Severino a trovare mia madre; alle 13,30 andai alla stazione per prendere un treno che mi riportasse a casa. La giornata era moto calda e la piazzola deserta. Mentre sedevo in attesa della littorina apparse dal nulla una farfalla gialla; fece un paio di giri vicino le mie gambe e poi alcune evoluzioni sopra le rotaie arrugginite, prima di scomparire dietro una siepe. Rimasi imbambolato come un bambino; quella visione mi riportò in dietro di cinquant’anni: quell’eleganza, quella leggerezza, quella grazia, dove stavo io? Perché per tanto tempo avevo ignorato quella bellezza, o meglio, l’avevo dimenticata? Appena arrivai a casa cominciai a produrre di tutto, purché ci fosse qualche farfalla di mezzo.”


Io lo capisco Silvano perché abito in campagna e non so quante volte sono rimasto ipnotizzato dai fenomeni della natura. Chi vive in città penso che non riesca a seguire questi ragionamenti. Non so, forse è una questione di carattere, ma mi riesce facile comprendere quello che Silvano vuole esprimere e concepisco il senso di fuori luogo che deve aver provato nell’allontanarsi dal suo ambiente. Chi fa arte solitamente no ha bisogno di tante cose se non di se stesso e delle cose più semplici, ma vere.


“E comunque per me la farfallina ha sempre un doppio senso; tu lo sai e chi mi conosce lo sa anche lui.”


“Aridaje Novecento! Ma così mi demolisci tutta la filosofia!..ahahah… c’è sempre la musa ispiratrice di mezzo, eh Silvà!”
Un abbraccio grosso e grazie.

 

 

Massimo Pigliapoco “Mamo”

Tratto dal n’1 (2014) di MG Marcheguida

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